Abdullah Ibrahim

Abdullah Ibrahim non è solo un star del jazz mondiale, ma il simbolo della cultura sudafricana nel mondo: il suo disco d’esordio Jazz Epistle Verse 1, del 1960 è stato il primo Lp di jazz realizzato da un’artista di colore in quel paese. In seguito all’inasprirsi dell’apartheid e alle continue ingerenze governative nella vita dei musicisti, Abdullah Ibrahim lascia il Sud Africa nel 1962 e si sposta a New York e da allora la sua carriera eterna non ha conosciuto pause né cedimenti: difficile sintetizzare tra una miriade di eventi significativi,dal settetto che incide Ekaya fino alle produzioni sinfoniche, insieme alle numerose collaborazioni: oltre alla storica amicizia con Duke Ellington, con il quale produce un disco, ha collaborato e suonato con i mostri sacri del Novecento come Ornette Coleman, John Coltrane e Pharoah Sanders; ma la caratteristica predominante nella musica di Ibrahim è l’esibizione in solo: è in questo contesto che emerge compiutamente il suo stile distintivo dalla possente definizione ritmica, sontuosa e iterativa, e dai disegni melodici di palpitante dolcezza, nostalgici, intensamente evocativi, come nel suo ultimo lavoro Solotude (2020), che si aggiunge alla sua sterminata produzione composta da oltre 100 titoli: l’icona del jazz africano è ancora all’apice della sua creatività artistica.

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